Nativitas

A 20 anni di distanza dalla sua prima esecuzione assoluta commissionata dalla Fondazione Pietà de’ Turchini al M° Gaetano Panariello, l’oratorio Nativitas è riproposto nella magnifica sede della Chiesa S.Maria Incoronatella alla Pietà de’ Turchini in occasione di un progetto sostenuto dal MIBACT per la Salvaguardia del Patrimonio Musicale Tradizionale – anno 2017.

Si ringrazia Padre Simone Osanna per la preziosa collaborazione.

 

Nativitas

 

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15 Dicembre | ore 20.30

Chiesa S.Maria Incoronatella alla Pietà dei Turchini

 

INGRESSO GRATUITO

 

Candida Guida, contralto

Filippo Morace, basso

Leopoldo Punziano, tenore

 

Giuseppe Guida, I violino

Antonio Salerno, II violino

Mario dell’Angelo, viola

Giovanni Sanarico, violoncello

Antonio Lambiase, contrabbasso

Giuseppe Scotto Galletta, clarinetto

Antonio Nicolaci, flauto

Carlo Gargiulo, pianoforte

Pasquale Benincasa, percussioni

 

Antonio Maione, direttore

 

Coro della Pietà de’ Turchini – Davide Troìa, maestro del coro

 

Coro di Voci Bianche di San Rocco e Coro del 48° Circolo – Salvatore Murru, maestro del coro

 

Note di Sala

Nativitas è un oratorio che ruota intorno alla maternità: la maternità divina e la maternità umana.  In esso due piani narrativi si intrecciano costantemente fino a fondersi e confondersi: uno rievoca IL PARTO, il parto di Maria, l’altro UN PARTO, un parto di una donna qualunque, di ogni tempo, di qualsiasi condizione sociale o razza. Entrambi i racconti trovano il loro punto di arrivo nel dolore e nella gioia che accomunano tutte le donne nel momento di dare alla luce una nuova vita. In quel momento sul volto di ogni donna risplende “il sorriso di Dio, ogni donna diventa il sorriso di Dio……”

Una citazione dalla Lettera alle donne di Papa Giovanni Paolo II del 1995 – sul sommesso sciabordio delle onde del mare (l’acqua e la sua simbologia vitale ritornano più volte nel corso dell’oratorio) -  dà avvio alla narrazione.  Sin dal Prologo la scrittura musicale si pone subito in stretta relazione con i diversi livelli narrativi, assecondandone lo spirito e i differenti, tradizionali ambiti di intervento. Alla lingua latina delle sacre scritture del coro degli adulti si contrappone l’italiano del coro dei bambini mentre al lessico giornalistico del baritono corrisponde l’aulico latino del tenore/historicus.

Il percorso stilistico-musicale di tipo circolare e chiuso (15 numeri) fa da contraltare al percorso linguistico. La scrittura per il coro di voci bianche si serve di espedienti quanto mai vicini alla letteratura musicale per l’infanzia: la filastrocca “Arriva un bambinello” è un chiaro esempio di questo procedimento avvalorato ancor più dall’uso dell’onomatopea e degli strumentini ritmici.

Il culmine dell’intero lavoro è rappresentato dal Te solo adoro (aria del contralto) il cui testo, nato dalla riscrittura di due quartine affidate al personaggio Achior da Pietro Metastasio nell’azione sacra della “Betulia liberata”, genera un eccentrico gioco retorico. Il nome del principe degli Ammoniti, Achior, viene destrutturato per anagramma e divisione sillabica generando un’architettura stravagante fondata su varie e forti allitterazioni. Il tutto serve a intessere la pagina di fonemi funzionali alla vocalità prescelta per il clima emotivo: è il momento del parto.

Nativitas fu eseguito per la prima volta su strumenti antichi al Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini nel Natale 1998. Rivisto più volte, riscritto per strumenti moderni, esso è oggi un omaggio alla grande tradizione musicale napoletana sei-settecentesca che ruota intorno al repertorio ispirato al Natale: la procreazione della Vergine è pretesto per celebrare la figura femminile nel suo ruolo di Madre. Le gioie, i timori, le ansie, le preoccupazioni, le speranze appartengono a qualsiasi madre e forse anche alla Madre celeste che è simbolo altissimo di una femminilità dolente e trionfante.

 

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