Stagione 2025/26
Oltre

Chiesa di Santa Caterina da Siena, Napoli
20.30 - 21.30
/ € 12 / € 7
  • Biglietto intero: € 12 €
  • Biglietto ridotto: € 7 €

Chiesa di Santa Caterina da Siena, Napoli
20.30 - 21.30
/ € 12 / € 7
  • Biglietto intero: € 12 €
  • Biglietto ridotto: € 7 €

sedi & luoghi

Chiesa di Santa Caterina da Siena

Il Centro di Musica Antica "Pietà de' Turchini" può vantare una sede d'eccezione: la chiesa di Santa Caterina da Siena.

L'edificio custodisce le opere di importanti artisti, che ne fanno un'antologia di grande portata storica della cultura del secondo Settecento.

Ma la sua storia ha inizio negli anni settanta del XVI secolo, quando ospitava l'ospedale di Santa Maria della Vittoria eretto per volontà di Don Giovanni d'Austria, vincitore della famosa battaglia di Lepanto, al quale fu poi annesso l'ospedale di San Giacomo. Nel 1613 il complesso fu venduto dai governatori al domenicano Feliciano Zuppardo, che nel 1615 vi sistemò alcune terziarie del suo ordine. Fu così che l'anno successivo, ad opera di Papa Paolo V, nacque il convento di clausura. L'edificio subì profondi rimaneggiamenti e, oggi, della chiesa seicentesca restano soltanto le splendide acquasantiere alle estremità della navata (recentemente restaurate) con Santa Caterina e San Domenico, attribuibili alla scuola di Cosimo Fanzago. Il primo intervento architettonico risale al 1760, anno in cui Ignazio Chiaiese rifece il pavimento in cotto e maiolicato. Ma solo nel 1766 la chiesa e il monastero furono radicalmente rinnovati da Mario Gioffredo, che ricostruì il pronao che fa da quinta prospettica alla chiesa, affrescato nella volta da Vincenzo Diano con la raffigurazione della Glorificazione della Chiesa (1784). All'interno l'architetto Gioffredo collaborò con il pittore Fedele Fischetti, che dipinse nella volta la Gloria di santa Caterina, nella tribuna L'Eterno e gli evangelisti, nelle lunette sugli altari Virtù cardinali e Virtù teologali. Nell'altare maggiore, progettato dallo stesso Gioffredo, come sottolinea lo storico dell'arte Anthony Blunt, si possono leggere le tendenze classicheggianti dell'artista che si colgono in tutta la chiesa. L'edificio è a navata unica con quattro cappelle per lato e abside semicircolare. Coerente con la comparsa di questo gusto accademico è anche la scelta dei pittori ai quali vengono attribuiti i dipinti su tela che decorano gli altari. Francesco De Mura, autore del Sant'Agostino (prima cappella a destra) e della Madonna del Rosario (seconda cappella a sinistra), è qui in un momento di straordinaria felicità pittorica, sottolineata dall'uso di materie cromatiche dai toni sempre più rischiarati e preziosi anche per il contatto con pittori come Corrado Giaquinto, Luca Giordano e Paolo De Matteis. A Giacinto Diana si deve il Calvario (seconda cappella a destra), datato 1782. L'opera appartiene a una fase accademizzante, in cui l'artista fa uso di una materia cromatica calda e dorata, che sfuma in delicate tonalità pastello, impreziosite da tocchi di luce chiara e vibrante in uno scenario da arcadia demuriana. Fedele Fischetti eseguì, oltre agli affreschi, anche le tele con la Circoncisione (terza cappella a destra), La Verginela Maddalena e santa Caterina reggono un drappo con san Domenico Soriano e Noli me tangere (prima cappella a sinistra). In queste opere della prima maturità, che riprendono modelli iconografici e soluzioni formali di Pompeo Batoni, l'artista dimostra il tentativo di partecipare alle nuove istanze del classicismo di metà secolo. È di Andrea Malinconico la tela con lo Sposalizio mistico di santa Caterina sull'altare maggiore. Non meno importanti delle grandi opere pittoriche, sono le testimonianze dell'artigianato napoletano, ovvero di quelle arti decorative, e non più minori, delle quali si ha traccia nell'Europa intera. Di particolare valore sono i sontuosi marmi e i preziosi intarsi lignei delle gelosie. ????Come raggiungerci   Photo Gallery

Chiesa di San Rocco a Chiaia

Un antico piccolo scrigno del sacro nel cuore del salotto di Napoli, a pochi passi dal mare chiuso da sempre ai più, pronto a riaprire le porte e a rivivere nel segno di una progettualità d’arte e cultura, motore per i migliori giovani talenti musicali d’Europa e del mediterraneo. E’ la chiesa di San Rocco a Chiaia, d’origini Cinquecentesche, presente nella mappa settecentesca del Duca di Noja, rimasta nascosta nel sovrapporsi delle architetture recenti, frontalmente all’asse meridiano della Villa Comunale. Legando a doppio filo radici barocche e creatività d’avanguardia, produzione e formazione il Centro di Musica Antica –Fondazione Pietà de’ Turchini ha elaborato un programma destinato ad accogliere in residenza creativa le formazioni giovanili, un coro polifonico ed un coro di voci bianche e talenti artistici non solo musicali, promuovendo la diffusione dei risultati e dei progetti messi a punto tra il pubblico cittadino e supportandone la circolazione su territorio nazionale e internazionale. Si portano dunque in scena neonate produzioni concepite a San Rocco da far salpare dalle sponde di Partenope verso altri centri di creazione europei in rete. L’obiettivo è di accompagnare il pubblico nell'emozione del concepimento di un'idea di concerto o spettacolo musicale e nella sua spesso difficile e sofferta ma anche incredibilmente gratificante realizzazione. Il progetto intende coinvolgere, far capire e scoprire al pubblico il valore artistico che un concerto assume non solo per il suo risultato finale ma anche per quel processo di formazione artistica, incontro sinergico fra personalità diverse, costruzione di materiali e problemi di realizzazione tecnica che lo precedono e che ne fanno il suo bagaglio. Come raggiungerci   Photo Gallery

Re. Crea. Residenza Creativa

Nel 2021 la Fondazione ha acquisito un nuovo spazio nel Comune di Melizzano – in provincia di Benevento, a metà strada tra Napoli e Caserta – immerso in un contesto ambientale e naturalistico di rara bellezza. Il Comune di Melizzano è immerso nel Parco Regionale Taburno-Camposauro, che si estende per 12.370 ettari nella provincia di Benevento, ospitando altri 14 Comuni, ed offre pregevoli risorse naturali e paesaggistiche in un contesto di notevole interesse storico, culturale e di tradizioni locali. Re.Crea. è una Residenza Creativa aperta ad artisti del settore delle performing arts, studenti, ricercatori, operatori del settore culturale e innovatori sociali in cerca di un luogo dove sperimentare, sviluppare idee e progetti immersi nella natura, per concedersi una opportunità di creazione e ricerca artistica, di scambio di buone pratiche, mettendo in relazione diversi sistemi e attivando nuove sinergie sociali e culturali, locali e internazionali, con l’obiettivo di sviluppare competenze, creare attrattività e favorire la partecipazione attiva di tutti gli attori coinvolti. Lo spazio è stato oggetto di un progetto di restauro e rifunzionalizzazione anche grazie al sostegno dalla Compagnia di San Paolo, con lo scopo di accogliere le attività formative della Pietà de’ Turchini Academy; in tal modo si è adattato lo spazio allo svolgimento di attività di residenza, formazione, produzione e spettacolo con sale polifunzionali, adatte ad ospitare laboratori, seminari, workshop, prove, performance e restituzioni aperte al pubblico, nonché all’ospitalità degli artisti, con una foresteria, dotata di camere con bagni privati per un totale di 9 posti letto, cucina e spazi comuni; le camere e gli spazi sono arredati con mobili e arredi in ottimo stato a cui è stata data una seconda vita, in ottica di riuso e riciclo. ????Come raggiungerci

Gallerie d’Italia – Napoli

Il palazzo del Banco di Napoli, realizzato su progetto di Marcello Piacentini, venne inaugurato il 9 maggio 1940, quale moderna sede centrale dell’antico istituto. L’edifico sorge su parte del lotto anticamente occupato dal grande complesso di San Giacomo dove, a partire dal terzo decennio del Cinquecento, venne avviata la costruzione di una chiesa e di un ospedale dedicati al patrono di Spagna, su iniziativa del viceré Pedro de Toledo, quale istituzione religiosa e assistenziale di riferimento degli spagnoli residenti in città. La presenza a partire dal 1597 dell’antico Banco di San Giacomo e Vittoria, confluito durante il decennio francese nel Banco delle Due Sicilie e, in epoca post-unitaria, in quello di Napoli, rappresenta un carattere distintivo e permanente dei luoghi. Nel corso dell’Ottocento l’area è interessata dall’insediamento della sede degli uffici finanziari e successivamente da quella dei Ministeri di Stato borbonici progettati da Stefano Gasse. La parziale demolizione di questo imponente edificio offre l’occasione, negli anni ’30 del secolo scorso, per la realizzazione di una grandiosa e moderna sede dell’istituto bancario napoletano, attraverso il coinvolgimento dell’architetto di riferimento della cultura architettonica nazionale dell’epoca. Sul finire del 1938, Piacentini intraprende il progetto dell’edificio occupandosi del disegno degli esterni e dell’impianto architettonico, dei dettagli delle sale interne, di tutte le decorazioni, i rivestimenti, i corpi illuminanti realizzati da Fontana Arte, gli elementi di arredo. Il disegno del prospetto principale mostra la monumentalità tipica degli edifici pubblici piacentiniani, con una evidente rielaborazione in chiave modernista di elementi classici e michelangioleschi, come l’ordine gigante, l’imponente basamento con grandi finestroni, che sembrano emergere dalla pietra, e il massiccio blocco centrale a cinque fornici, dove l’alternanza tra sistema ad arco e architravato rimanda a soluzioni formali riferibili ai grandi palazzi rinascimentali. All’interno di questa stessa esperienza figurativa, peraltro, si inserisce la tradizionale tripartizione della facciata, con l’austero basamento in pietra di Billiemi, la fascia intermedia in travertino e l’attico di chiusura. Il fronte dell’edificio è arretrato rispetto alla linea di sedime delle altre costruzioni di via Toledo, elemento che conferisce maggiore grandiosità al prospetto. L’austerità della facciata principale viene mitigata nei cortili interni, dove l’utilizzo del laterizio rimanda alle coeve sperimentazioni tedesche e americane.
Aspetto distintivo di tutto il progetto è la grande attenzione alla scelta dei materiali. La pietra grigia di Billiemi e il travertino contribuiscono a conferire solennità alla facciata; il granito rosso delle colonne del vestibolo prelude al marmo verde Issorie del pavimento e al marmo rosa Vallestrona delle pareti della grande sala ipostila delle casse, la più grande tra quelle realizzate all’epoca.
Lo scalone monumentale, con vetrate istoriate di Luigi Parisio, conduce al secondo piano, dove il marmo etiope del Salone delle Assemblee gode della calda luce diffusa attraverso i raffinati finestroni schermati da lastre di alabastro. Un grande spazio a doppia altezza con volta cassettonata e lunette piane che rimanda agli impianti basilicali di età romana. Ogni dettaglio dell’edificio appare sotto il pieno controllo del progettista, dal disegno dei marmi di rivestimento dei pavimenti e delle pareti, delle doppie porte in legno, di lampade e lampadari, fino alle piastrelle utilizzate in ambienti di minor rappresentanza, all’uso del calcestruzzo e del vetrocemento nel garage. In anni recenti è da segnalare l’intervento del 1986 di Nicola Pagliara sul prospetto di via Toledo, che attraverso pregiati elementi di arredo come vasche, fioriere e sedili arricchisce l’austera facciata di Piacentini.
 

Palazzo Donn’Anna

Il Palazzo Donn’Anna fu progettato e costruito nel 1642 dall’architetto Cosimo Fanzago per volere di Anna Carafa, principessa di Stigliano e consorte del viceré Ramiro Núñez de Guzmán, duca di Medina de las Torres. La sua costruzione rimase incompiuta a causa del rientro in patria del viceré, e della successiva morte di Anna Carafa. Il Palazzo nasce dal mare e dalla necessità di convivere con esso, così il Fanzago concepì un disegno che si ispirava ai canoni dell’architettura del cinquecento a Venezia, città che vive da sempre con l’acqua. Di particolare interesse architettonico è il Teatro, sede della Fondazione, separato dal mare da tre imponenti arcate. Gran parte dello spazio è ricavato direttamente nel banco di tufo, e si sviluppa in forma di galleria sul mare, con una straordinaria vista sul golfo di Napoli e il Vesuvio. Il Teatro fu acquistato da De Felice nel 1958, quando ancora versava in condizioni di totale abbandono: i tre grandi archi a mare erano privi di vetrate, il vento, la pioggia e le mareggiate si abbattevano costantemente, e infiltrazioni d’acqua piovana annerivano la volta, rovinando stucchi e intonaci. Grazie ad una impegnativa e laboriosa opera di restauro architettonico e ai sapienti interventi dell’architetto De Felice, dopo tre secoli, il Teatro è tornato all’antico splendore barocco. Prima di essere sede della Fondazione, è stato per diversi anni lo studio di De Felice dove hanno lavorato numerosi architetti e progettisti e dove l’architetto ha ideato e realizzato molte sue opere. Il Palazzo Donn’Anna, edificio incompiuto, ha assunto nei secoli lo spettacolare fascino di una rovina antica, diventando una vera e propria icona della città, incastonato sul litorale di Posillipo, amato dai napoletani anche per l’alone di leggende cui è storicamente legato. www.fondazionedefelice.it

Chiesa dei Servi di Maria

La Confraternita dei Servi di Maria venne fondata nel 1717 dal parroco della Cattedrale Can. Francesco Anton Ruocco, divenuto poi Vescovo di Capri, che volle riunire i fanciulli della Città di Sorrento in una pia istituzione dal titolo Figliuoli o Schiavi di Maria. Inizialmente l’istituzione, che da sempre il popolo sorrentino chiama "la Congrazionella", non ebbe una sede stabile ma trovò ospitalità in diverse chiese, fin quando l’Arcivescovo Filippo Anastasio, nel 1722, donò alla Congregazione la Cappella di S. Barnaba, alle spalle della Cattedrale, che apparteneva alla famiglia Mastrogiudice, marchesi di San Mango, non avendo questi eredi diretti. Nel Gennaio 1723, Papa Innocenzo XIII con propria Bolla, riconosceva ed arricchiva di molte indulgenze la Congregazione dei “Figliuoli o Servi di Maria”, sotto il titolo di “Nostra Signora Assunta in Cielo”. La piccola Cappella, tuttavia, ben presto non fu più sufficiente a contenere il gran numero di affiliati che partecipavano a tutte le pratiche religiose. Fu così che il Canonico Giuseppe Corbo, Prefetto della Confraternita, pensò di ampliarla comprando le proprietà e giardini circostanti grazie al contributo del Cardinale di Napoli, il sorrentino Antonino Sersale, che era stato uno dei primi “Figliuoli di Maria”. La Chiesa fu dotata di uno splendido altare in marmi policromi, con ai lati scolpito lo stemma di casa Sersale, opera del celebre marmista napoletano Antonio Troccoli, e di uno splendido pavimento in piastrelle di cotto in cui si alternavano, tra grandi volute e cartigli, maioliche raffiguranti fantasiosi vasi di fiori e frutta, opera questa del noto artista Ignazio Chiaiese. La Chiesa venne solennemente benedetta il 14 Agosto 1772. Nel 1774, il Tempio si arricchì sia della grande pala dedicata all’Assunzione di Maria al Cielo, opera dell’artista sorrentino Carlo Amalfi, sia del fastoso organo a sei registri del maestro napoletano Nicola Mancini. In seguito, nel 1786, il pittore Carlo Amalfi completò l’esecuzione di altre dieci tele: sei riproducenti le fasi salienti della vita della Madonna, collocate lungo le pareti della Chiesa; le altre quattro, raffiguranti l’angelo custode e i tre Arcangeli, poste ai lati dell’altare maggiore. Ai Servi di Maria spettano da sempre grandi benemerenze per aver tutelato, curato ed arricchito il patrimonio storico, artistico e religioso della città di Sorrento. Oggi i Confratelli, in linea con i tempi, ma in armonia con gli antichi Statuti, oltre a curare una adeguata formazione religiosa, hanno intrapreso nuove forme di apostolato tese al sostegno delle situazioni di bisogno, nonché avviato nuove iniziative, sociali e culturali, tutte con uno spirito di sempre maggiore impegno e di servizi. www.servidimaria.it

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Riviera di Chiaia 254, Napoli

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